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La Sila

La Sila

O Sila mia, di cime una corona
e di folte pinete il cupo verde
ti ha messo intorno Iddio che a noi ti dona;
e qui ogni tuo tesoro non si perde:

torrenti fragorosi e scintillanti,
ricchi di trote saporite e belle,
che guizzano con scatti saettanti,
come frammenti di cadenti stelle;

arcani laghi, miracol visivo
nella loro purezza rifrangente;
tramonti di colore rosso vivo;
aurore d'un azzurro trasparente.

Funghi gustosi, fragole e lamponi,
giunchiglie olenti e ancor mughetti e viole,
sono i graziosi e genuini doni
che danno i prati sorridenti al sole.

I pascoli verdeggiano. Col vento,
dall'altopiano provenir tu senti
i canti dei pastor, dal cuor contento,
che alla custodia son dei loro armenti.

Chi gią venne d'estate a villeggiare
serba nel cuore e impresso nella mente
quell'armonia di fronde e d'acque chiare
e sogna di tornarvi eternamente.

D'inverno i gruppi degli sciatori
sembrano, sulla coltre della neve,
tanti curiosi e variopinti fiori
sbocciati nel candor soffice e lieve.

Comodi alberghi, ville a non contare,
treni, autolinee, audaci seggiovie
trova il turista qui, che puņ passare
le sue vacanze in buone compagnie.

La natura qui serba la purezza
che tutto il mondo cerca con desio;
ma tanta inestimabile ricchezza
come cantare osasti, ingegno mio?


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