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Biografia

Pasquale Siciliano, mio padre, nacque il 1° gennaio 1916, ad Altavilla di Lappano, un piccolo comune nella provincia di Cosenza.

Suo padre, Michele, era in precedenza emigrato in America, vivendo per ventuno anni a Filadelfia. Ritornato ad Altavilla, riuscì con i risparmi a costruirsi, intorno al 1900, una casa, che fu una delle prime in muratura di calce, con muri spessi più di un metro alla base. Comunicò le sue esperienze al figlio, che ne fece sicuramente tesoro.

Passò la sua infanzia a lavorare nei campi, insieme alla sorella, Adelina, e ai fratelli Serafino, Peppino e Francesco.

Da giovane già si cimentò nella sceneggiatura de “I promessi sposi”, di cui fu regista e suggeritore nelle rappresentazioni che si tenevano in uno stanzone di una casa vicino alla chiesa della Madonna Assunta.

Tra le passioni predominanti, sin dalla sua giovinezza, l'amore per il lavoro, lo studio instancabile della letteratura, la libertà delle idee ed il costante desiderio di una maggiore giustizia sociale. Tutte cose che influirono sulla sua produzione successiva.

Nel 1935 si arruolò nel 77° Battaglione Fanteria Brescia e nel 1936 fu già sergente maggiore. Venne congedato nel 1937 e si recò a Milano, dal fratello Serafino, dove prese il diploma di contabile, cercando di provare ad entrare nel mondo del lavoro. Nel 1939, però, venne richiamato alle armi per mobilitazione generale col 6° Battaglione Mortai 81, al seguito del 7° Reggimento Fanteria Cuneo. Si imbarcò quindi a Brindisi, sul piroscafo Piemonte per raggiungere Valona, in Albania, dove iniziò il suo calvario, in particolar modo sul monte Messimerit, a 1700 m sul livello del mare. Qui tormente incessanti di neve flagellarono per mesi i soldati, causando numerosi caduti per assideramento e congelamento.

Dopo aver superato anche la malaria e vagato per il mar Egeo, tra il 1941 e il 1943 partecipò alle disastrose campagne dei Balcani. Tornato a casa in licenza premio, riuscì per fortuna a trovarsi in territorio alleato. Al seguito stavolta del 9° Reggimento Autieri partecipò anche all'offensiva su Monte Cassino, ove, nel corso dei ripetuti e anche errati bombardamenti, la fece franca per puro miracolo. Terminò la guerra nel Gruppo di combattimento "Legnano".

Seguì un periodo, durato qualche anno, in cui continuò a lavorare negli uffici dell'esercito a Catanzaro. Dopo essere stato congedato si sposò con Iolanda Gallo, casalinga e sarta, dal cui matrimonio nacquero due figli, Raffaella e Valentino.

Sapeva scrivere bene ed era un ottimo oratore, ma per la salute cagionevole, che gli derivava dalla guerra, dovette rinunciare a far carriera. Svolse perciò lavori in campo edilizio, partecipando anche alla costruzione della diga del lago Cecita. In seguito ad un concorso, riuscì comunque a diventare cantoniere provinciale, prestando servizio prima a Scigliano, poi ad Aprigliano ed infine lungo il tratto di strada tra Casole Bruzio e Spezzano della Sila.

Nel 1963 gli venne concessa la Croce al merito di guerra.

Nel 1978 andò in pensione e si dedicò al suo hobby preferito: la poesia. Conosceva molti canti della Divina Commedia a memoria, leggeva sempre, era un autodidatta; aveva una passione immensa per i versi in stile classico. Iniziò a comporre lui stesso, prima per rallegrare i bambini, che sempre lo circondavano, per i quali si inventava su due piedi esilaranti filastrocche; poi per dedicarsi a temi più seri. Le liriche gli venivano così, di getto, anche se poi stava giornate intere a limare i versi, coinvolgendo anche me e mia sorella, che, quando la sua vista diminuì, gli battevamo, con una vecchia macchina da scrivere, le poesie che doveva inviare ai giornali, agli editori o ai concorsi nazionali ed internazionali, cui partecipò ottenendo diversi riconoscimenti. Anche l'Accademia Tiberina lo annoverò tra i suoi tra i suoi artisti. Parecchie sue opere furono pubblicate da quotidiani, riviste e antologie, nonchè imparate nelle scuole.

Con nelle membra i segni della guerra, piaghe che lo condannarono ad un destino beffardo, nel marzo del 2003 morì col sogno di pubblicare un libro di poesie. Ma in quegli anni chi leggeva più poesie? Era il periodo in cui si affermava un altro tipo di stampa... che fotografava... una fondamentale crisi di valori. Eppure le offerte editoriali non mancavano. A volte in un solo giorno ne arrivavano anche due contemporaneamente, ma tutte, alla fine, proponevano all'autore di versare qualche milione e di piazzarsi da solo centinaia e centinaia di copie. Era per lui una cosa umiliante, alla quale disse sempre di no. Giustamente.

Riguardo alla sua vita, il primo dei suoi manoscritti è un'autobiografia che potete leggere qui.

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