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Mio padre è morto quasi quattordici anni fa. Di lui mi rimane senz'altro il ricordo e l'affetto, ma anche un'eredità culturale che non posso più tener sepolta e che voglio divulgare prima che anch'io diventi vecchio.

Questa eredità è rappresentata da una raccolta di circa 200 poesie, che egli scrisse nell'arco di un ventennio, a partire dal 1976. Le teneva, insieme a pubblicazioni e riconoscimenti, in una ventiquattrore che custodiva gelosamente. Mi ricordo che, quando a valle della nostra abitazione vi fu un terribile incendio, lui prese la valigia e se ne scappò lontano verso la galleria della ferrovia, per mettere in salvo i suoi manoscritti e lasciare tutto il resto! Fu un gesto istintivo, una scena che si verificava quando, durante i bombardamenti dell'ultima guerra, la gente si rifugiava proprio nelle gallerie vicino al paese. Negli occhi ho ancora viva questa immagine, come quella di come quando, aiutandosi col vocabolario, stava per ore ed ore a trovar un sinonimo o una rima, dimenticandosi anche di pranzare; o come quando ad un certo punto lo davamo per disperso e dopo ore lo ritrovavo con qualcuno al quale recitava a memoria tutti i suoi versi, e questi stava lì con lui, sottomesso, un po' per non contrariarlo, vista la sua irruenza, ma un po' anche perchè gli faceva piacere. Anche i bambini gli correvano appresso o lo circondavano quando era seduto a una panchina e gli chiedevano: "Zu Pasquà', n'a dici na poesia?" E lui ricominciava.

Per anni mio padre provò a pubblicare un libro; ancora conservo gli inviti e le proposte di contratto di alcuni editori dell'epoca. Tutti però volevano soldi e pretendevano che centinaia di libri se li vendesse da solo o li regalasse. D'altronde era cosciente del fatto, che con l'accelerazione della modernizzazione la poesia non interesasse più a nessuno.

La poesia in effetti è un'arte particolare: non è come un quadro, una scultura, un brano musicale, un romanzo o un saggio interessante che chiunque è disposto a comprare se gli piace; la poesia è scritta sì su un foglio di carta, ma è un sentimento. E difficilmente si vede qualcuno che ne compri, almeno in Italia, dove quasi non si parla più di poeti e di poesie, salvo poi lamentarsi di tutte le brutture che accadono. L'educazione umanistica è in declino. In proposito illuminante è l'articolo apparso di recente su ADNCRONOS.

Comunque se per qualcuno l'educazione ai buoni sentimenti vale ancora qualcosa, penso che le poesie che pubblico, sfruttando le potenzialità delle nuove tecnologie, possano essere bene accolte, a prescindere dal loro reale valore artistico.

Quello che stupisce, dopo quarant'anni, è la loro attualità, nonchè l'incitamento a fare il bene, l'unico vero bene. Era un qualcosa che a mio padre veniva dal più profondo dell'animo, dopo anni di esperienza in diversi campi e in diversi posti. Egli fece il contadino, il soldato, il sottufficiale, l'operaio, l'impiegato. Sopravvisse alla guerra, agli gli stenti e stette braccio a braccio con Americani e Francesi; si occupò attivamente di politica e attraversò la fase della ricostruzione e del  boom economico; visse a Cosenza, a Catanzaro, a Milano, in Albania, in Grecia; per una vita studiò letteratura.

Comunque sia, rubando tempo anche alla mia famiglia, ho pensato di trascrivere tutte queste sue poesie e di metterle online, quantomeno per rendere merito a mio padre e per ricordarlo a tutti.

Buona lettura.

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